Il bello ben fatto

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Il bello ben fatto
Mario Boselli Presidente onorario della Camera nazionale della moda italiana e dell'Arab Fashion Council, Commandeur de l’Ordre National de la Legion d’Honneur (Francia), Cavaliere del Lavoro e Cavaliere di Gran Croce (Italia) con Giorgio Armani, scattata dopo la sfilata del 02/3/2025

I segreti dello stile perfetto da uno dei personaggi più influenti della moda mondiale, Mario Boselli, in un'intervista esclusiva alla rivista Leaders Today.

Imprenditore nel settore tessile, il Cavaliere del Lavoro Mario Boselli ha cominciato la sua attività nel 1959 nell’azienda di antica tradizione serica del padre, la Carlo Boselli di Garbagnate Monastero (LC). Dagli anni Settanta all’inizio degli anni Duemila ha sviluppato le attività dell’azienda di famiglia sia in Italia sia all’estero, lasciandola nel 2005 per affrontare nuovi incarichi.

Dal 1999 al 2015 è stato Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, nella quale continua a ricoprire la carica di Presidente Onorario. In passato è stato Presidente di Federtessile, della Fiera Internazionale di Milano, di Pitti Immagine, dell’Associazione Internazionale della Seta, della Camera di Commercio Italo Slovacca, di Centrobanca e membro del Consiglio di Gestione di UBI Banca.

Ad aprile 2020 è stato nominato presidente dell’allora Fondazione Italia Cina, oggi Italy China Council Foundation-ICCF. Nel febbraio 2024 è stato eletto Presidente della Camera di Commercio Italo Cinese, succedendo a Pier Luigi Streparava, nominato Presidente Onorario. È stato Presidente dell’Istituto Italo Cinese dal 2017 al 2022.

Attualmente è Presidente del Consiglio di Amministrazione di Prestitalia, Vice Presidente di Isybank (Intesa Sanpaolo) e Consigliere nel board di numerose società italiane e internazionali. Fra le varie onorificenze ricevute, quelle di Cavaliere del Lavoro (1990), Commandeur de l’Ordre National de la Legion d’Honneur (Francia 2002) e Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2007).

 

 

Una volta ha detto che in Italia non solo i top manager hanno un gusto estetico sviluppato, ma praticamente ogni lavoratore dell’industria leggera. E tutti tengono alla propria reputazione, per cui è una vergogna realizzare un prodotto di bassa qualità. È possibile affermare che questi valori fanno parte del codice culturale dell’Italia e vengono insegnati nelle famiglie. In che modo, ad esempio, Le hanno dato un modello di lavoro onesto e coscienzioso?
Lei, da seria professionista dell’informazione, ricorda esattamente. In effetti è quello che io sostengo, aggiungendo che noi siamo eredi di quello che io ho definito “l’effetto rinascimento”. L'eccellenza di uno stile è la quintessenza della storia di un Paese, non si inventa tutti i giorni e non può essere soltanto il risultato di una strategia commerciale. Il Made in Italy è una storia di talenti, di tradizioni di gusto, di cultura dell'eleganza, di maestria artigianale, di prontezza innovativa e di cura del dettaglio, creatività e intelligenza tecnica.

Lei è legato al mondo della moda dalla tredicesima generazione. Come riesce a mantenere una prospettiva fresca sul settore? Infatti, bisogna essere sempre un passo avanti, anticipando e addirittura creando tendenze. Qual è la sua ispirazione e da dove trae la certezza che la Sua visione sia giusta?
In realtà il mondo dal quale provengo è il tessile, e più esattamente la produzione di seta, quella iniziata dalla mia famiglia nel 1586 a Garbagnate Monastero, dove siamo ancora presenti. Nell’ambito del tessile le componenti per il successo sono legate non solo ad aspetti estetici ma anche a ricerca e innovazione tecnologica e in questa area credo di aver dato un fattivo contributo, creando anche un motto “il bello ben fatto” e applicandolo completamente.

Lei è un esperto nel Suo campo e probabilmente è difficile sorprenderla. Tuttavia, ci sono soluzioni tecnologiche o estetiche di giovani designer che l’hanno davvero colpita di recente? Quali sono state?
Quando parliamo di prêt-à-porter di alta gamma le sorprese vengono sia da giovani designer che da senior del mestiere. Citerò un esempio fra tutti: la recente collezione, presentata il 2 marzo da Giorgio Armani, che con i suoi 90 anni dimostra di essere più innovativo di tanti colleghi più giovani, ha mostrato una serie di abiti semplicemente splendidi, avendo adottato soluzioni tecnologiche ed estetiche rivoluzionarie.

Quanto la cultura italiana stessa e le sue tecniche artigianali tradizionali sono di ispirazione per i designer italiani di oggi? Oppure l’estetica del design contemporanea è diventata più... universale, soggetta alle tendenze globali? Ha senso per i designer di oggi riflettere le peculiarità delle culture locali nelle loro collezioni?
Io da sempre ho sostenuto, e sostengo ancora oggi, che le culture locali sono molto importanti per gli stilisti di un determinato Paese, vedi ad esempio la Cina, se vengono utilizzate in modo equilibrato nella creazione di collezioni di prêt-à-porter che per ottenre un successo internazionale devo avere codici estetici “misurati”. In altre parole, bisogna evitare che la realizzazione di capi in un determinato Paese sia eccessivamente caricata da elementi estetici ed artistici originali del luogo perché in tal caso il risultato è di creare abiti etnici, che vengono magari acquistati in loco per il fascino esercitato dal paese ma una volta portati a casa rischiano di rimanere nell’armadio.

Bisogna evitare che la realizzazione di capi in un determinato Paese sia eccessivamente caricata da elementi estetici ed artistici originali del luogo perché in tal caso il risultato è di creare abiti etnici, che vengono magari acquistati in loco per il fascino esercitato dal paese ma una volta portati a casa rischiano di rimanere nell’armadio.

Incontro a Beijing dell’8/11/2024 fra il Presidente Sergio Mattarella e il Presidente Xi Jinping

Lei ha anche citato l’innovazione tecnologica come uno dei vantaggi dell’industria della moda italiana. Da dove proviene questa risorsa tecnologica in Italia? È lo Stato a sostenerla o è merito delle imprese? Come collaborano i produttori di abbigliamento italiani con gli sviluppatori di tecnologie innovative?
Il merito dei successi della moda italiana è in gran parte dovuto al fatto che i nostri pur bravi stilisti italiani hanno a monte un’offerta di prodotti di assoluta qualità. Mi riferisco a filati e soprattutto tessuti di un’industria tessile storica che è riuscita a rimanere in linea con i tempi grazie all’impegno di aziende, soprattutto di piccole-medie dimensioni, guidate da imprenditori che con la loro creatività tecnologica hanno ottenuto il meglio possibile con nulli o limitatissimi aiuti esterni.

La Siberia è quasi un decimo della superficie terrestre, ma è praticamente una “macchia bianca” sulla mappa mondiale della moda. Se vogliamo sbloccare il potenziale della moda di questo territorio per tutto il mondo, di cosa non possiamo fare a meno? E viceversa, quali opportunità moderne dobbiamo sfruttare per dare impulso alla nostra industria leggera?
Qui il discorso è esattamente quello fatto quando ho risposto alle possibili produzioni locali ma per poter dare contributi concreti dovrei conoscere più in profondità questo grandissimo territorio, che purtroppo non ho mai visitato.

Quale pensa sia la direzione più appropriata oggi per lo sviluppo dell’industria leggera? Dovrebbe essere quella delle tecnologie digitali, o la gente si stancherà presto del “digitale” e vorrà la bellezza unica e il lavoro manuale? Forse potrebbe essere una direzione ecologica? Dove si orienterà l’industria? Dove è più conveniente per i giovani designer essere presenti?
È assolutamente indispensabile per avere successo in qualunque attività, e quindi anche per lo sviluppo dell’industria leggera, utilizzare tutte le possibilità offerte dall’innovazione, comprese le tecnologie digitali. Ritengo quindi che soprattutto nell’integrazione fra le competenze tradizionali e quelle digitali possa trovarsi la chiave per il futuro sviluppo di questa industria, giustamente definita leggera, nel rispetto dei vincoli ecologici. È auspicabile che i giovani, che sono il nostro futuro, siano rispettosi del lavoro dei loro padri ma abbiano la volontà e il coraggio di partire da tali valori e impegnarsi concretamente per un avvenire di successo.

 Scattata durante la China Fashion Week di Beijing del 2019

 

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