Gli Anni Giubilari (o Anni Santi) nella Chiesa Cattolica sono anni speciali di grazia, proclamati dal Vaticano ogni 25 anni. Esistono anche giubilei straordinari, ma in ogni caso l'anno in cui si aprono le porte principali della Basilica di San Pietro per i pellegrini di tutto il mondo è un anno speciale. Scopri di più in un'interessante conver-sazione con Mons. Paolo Pezzi, arci-vescovo (Metropolita della Madre di Dio a Mosca) e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia.
L'Anno Giubilare richiama sempre l’attenzione del mondo cristiano su un evento significativo per l'umanità e proclama valori particolarmente rilevanti per il tempo in cui viene celebrato. Qual è il significato speciale del Giubileo del 2025?
PAOLO PEZZI: È vero, ogni Anno Giubilare, che la Chiesa Cattolica celebra ogni 25 anni, è sempre dedicato a una tappa importante o, potremmo dire, a una virtù che la Chiesa desidera ricordare ai fedeli e al mondo intero. Il Grande Giubileo del 2000 ci ha ricordato che, nonostante l’ingresso in un nuovo secolo e addirittura in un nuovo millennio, Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, e dunque il Suo Vangelo non perde mai la sua attualità.
Il Giubileo Straordinario del 2016 è stato dedicato all'infinita misericordia di Dio, sottolineando che anche noi siamo chiamati a imitarlo, donando amore e perdono a coloro che ci circondano.
L’Anno Giubilare attuale è stato invece scelto da Papa Francesco per essere dedicato alla virtù della speranza.
Cosa significa esattamente il titolo di questo Giubileo, «Pellegrini di Speranza»? Speranza in cosa? Forse, considerando il significato del termine «giubileo» (uno strumento musicale che annunciava un evento importante), dobbiamo aspettarci cambiamenti epocali?
Esattamente. Nell’antico Israele, l’inizio dell’Anno Giubilare veniva annunciato dal suono del corno di ariete – lo «yobel», da cui deriva il termine «giubileo».
Il motto di questo Giubileo, «Pellegrini di Speranza», ci richiama al lungo cammino del popolo d’Israele verso la Terra Promessa, descritto nel Libro dell'Esodo. Questo è il vero pellegrinaggio: un viaggio difficile dalla schiavitù alla libertà. E il cambiamento più grande che si possa immaginare è quello che avviene dentro l'uomo: con l’aiuto di Dio, lui abbandona le condizioni e le situazioni di peccato per rivolgersi a Lui.
Il Giubileo ci ricorda anche la dimensione soprannaturale della speranza: non è un semplice ottimismo o la convinzione che «tutto si sistemerà da solo». No, la speranza cristiana è sempre un dono di Dio, frutto della nostra collaborazione con Lui. È una speranza che guarda all’eternità e non è limitata dalla realtà terrena. Anzi, la nostra speranza non è un «che cosa», ma un «Chi». «Cristo, mia speranza, è risorto!» — si canta nella Sequenza pasquale, — «ne siamo certi: Cristo è davvero risorto, il Vittorioso». La morte è stata trasformata in vittoria, e in questo risiede la fede e la grande speranza dei cristiani!
Durante questo Anno Giubilare, Papa Francesco ci ha ricordato la nostra vocazione ad essere segni di speranza per tutti i nostri fratelli e sorelle che affrontano difficoltà di ogni genere: per i detenuti, i malati e le persone con disabilità; per i giovani, che purtroppo oggi vedono spesso infrangersi i loro sogni; per i migranti, gli esuli, i rifugiati; per gli anziani, che si sentono soli e abbandonati; e per i poveri, che non hanno nemmeno il necessario per vivere.
Quali sono stati i principali messaggi spirituali che Papa Francesco ha inviato ai fedeli negli anni di preparazione al Giubileo? A cosa ha raccomandato di pregare, quali processi sociali sostenere e quali contrastare?
Questo cammino di speranza, che stiamo percorrendo, negli ultimi anni ha assunto una nuova dimensione nel cosiddetto «processo sinodale», avviato da Papa Francesco. Il Pontefice ha fatto un grande sforzo per ricordarci che non stiamo semplicemente camminando, ma camminiamo insieme – ed è proprio questo il significato letterale della parola «sinodo».
Negli ultimi anni, i fedeli di tutto il mondo si sono riuniti per discernere e discutere in preghiera ciò che ritengono più importante per la missione della Chiesa oggi. I risultati di queste discussioni sono stati raccolti e rielaborati durante le due assemblee del Sinodo dei Vescovi a Roma. Ora, i frutti di questo dialogo devono essere restituiti e incarnati nella vita delle nostre Chiese locali, delle parrocchie e delle comunità.
Questo Anno Giubilare coincide anche con una data significativa per tutti i cristiani: il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea. Ci ricorda come, nel primo millennio del cristianesimo, i vescovi dell’Occidente e dell’Oriente si riunissero per cercare, nello Spirito Santo, la migliore espressione dell’insegnamento della Chiesa, per preservare l’unità del popolo di Dio e proclamare fedelmente il Vangelo.
Il Simbolo di fede adottato a Nicea è estremamente semplice: chi segue Cristo, chi lo riconosce come Figlio di Dio, vero Dio e vero Uomo, è già unito a questa fede. Questo è ciò che possiamo raggiungere celebrando questo Giubileo.
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Nella sua vita, Lei è stato testimone di diversi Anni Santi e, di fatto, questi sono stati periodi molto diversi per l'umanità. Può ricordare cosa ha caratterizzato i precedenti Giubilei, cosa li ha resi significativi? Durante questo tempo c'è stato un movimento spirituale in avanti, almeno in alcune aree della nostra vita?
Il Giubileo del 2000 è stato segnato da un momento molto drammatico e toccante di pentimento, quando Papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono per i peccati di tutti i membri della Chiesa Cattolica lungo la sua storia. Annunciando quell'Anno Santo, scrisse: «Come successore di Pietro, chiedo che in questo anno di grazia di Dio, la Chiesa, forte della santità ricevuta dal Suo Signore, si inginocchi davanti a Lui, chiedendo perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli». E il 12 marzo 2000, rispondendo a questo invito, il Papa stesso ha pubblicamente chiesto perdono per gli scismi ecclesiali e le guerre di religione, per il disprezzo, gli atti di ostilità e i silenzi nei confronti degli ebrei, per i crimini dei tempi delle Crociate e dell’Inquisizione, per la cristianizzazione forzata di alcuni popoli, per la discriminazione, per il sostegno all'ingiustizia sociale ed economica... Certamente, questo gesto del santo Papa Giovanni Paolo II non aveva precedenti nella storia; ci ispira a esaminare la nostra coscienza e a rimanere fedeli alla nostra vocazione.
Il Giubileo della Misericordia del 2016, tra le altre cose, è stato caratterizzato da un evento eccezionale, un vero segno della misericordia di Dio: mi riferisco all’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill all’Avana, a Cuba. È stato un incontro storico – letteralmente, perché per la prima volta si sono incontrati il Vescovo di Roma e il Primate della Chiesa Russa, ma anche storicamente significativo, perché ha aperto una nuova fase nelle relazioni tra le nostre Chiese. Papa Francesco si è rivolto al Patriarca Kirill chiamandolo «fratello», proprio come ha fatto recentemente con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo. Ho visto in quell’incontro l’abbraccio di due fratelli: Pietro e Andrea.
Il Papa e il Patriarca hanno parlato come fratelli, con franchezza, e in questo senso, come ho detto, quell’incontro è stata una vittoria sulla «burocrazia», su quella tentazione sempre presente che ci porta a pensare che i problemi possano essere risolti solo attraverso una buona organizzazione e pianificazione.
Dopo quell’incontro, non abbiamo più scuse per rifiutare il dialogo e la collaborazione. E sebbene tra cattolici e ortodossi non ci sia ancora una piena comunione, siamo comunque parte dello stesso flusso di testimonianza.
Ogni Anno Santo è un anno di grazia e di pellegrinaggio. Qual è oggi il senso del pellegrinaggio? Perché, anche nell’era digitale, è ancora importante per le persone muoversi fisicamente e sentirsi unite agli altri?
Il pellegrinaggio è parte integrante delle celebrazioni giubilari; ci ricorda che tutta la vita cristiana è un pellegrinaggio verso la patria celeste. E quest’anno Papa Francesco ci ha invitati ad essere pellegrini della speranza. E chi è un pellegrino? Innanzitutto, è qualcuno che cammina verso una meta ben precisa. Un pellegrino non è un vagabondo che non sa dove sta andando. Se non abbiamo una meta, non possiamo portare speranza, perché la speranza appartiene proprio al pellegrino.
In secondo luogo, il pellegrinaggio è sempre un modo per imitare Cristo, per il quale tutta la vita terrena, fin dall’Incarnazione, è stata ed è ancora un pellegrinaggio. Perché Gesù compie questo pellegrinaggio? Per accompagnare l'uomo nel cammino e, accompagnandolo, educarlo e chiamarlo alla conversione. Il pellegrinaggio è un’opportunità per approfondire la relazione con Dio, con Cristo; ci permette di vedere i miracoli che il Signore opera nella nostra vita quando scopriamo qualcosa di nuovo.
Il pellegrino non solo conosce la meta, ma sa che la meta stessa è giunta a lui, non lo ha abbandonato e lo accompagna nel cammino. Ricordiamo le parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita». Cioè: Io sono il metodo, Io sono il percorso del pellegrinaggio, Io sono anche la meta. E anche il contenuto di questo cammino. Queste parole sono molto importanti. Gesù ci chiede di credere in Lui, perché quando crediamo in Lui, nasce in noi la speranza.
Cosa renderà speciale l’organizzazione del Giubileo del 2025 a Roma? Quale impatto hanno questi eventi sulla vita della città?
Naturalmente, il centro dell’Anno Giubilare è sempre Roma, la Sede Apostolica, verso cui convergono tutte le strade e dove quest’anno arriveranno pellegrini da tutto il mondo. Già nel 1300, durante il primo Giubileo della storia della Chiesa Cattolica, come riporta Dante Alighieri, una moltitudine di pellegrini giunse da nord e da sud per raggiungere la Porta Santa e attraversarla in preghiera, per «entrare» in Cristo, Colui che, come dice il Vangelo di Giovanni, è la porta dell’ovile, cioè della Chiesa. Anche l’attuale Anno Giubilare è iniziato con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, seguita dall’apertura delle Porte Sante delle altre Basiliche Papali: San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura.
Inoltre, è in corso un vastissimo programma di incontri giubilari per diversi gruppi e comunità della Chiesa, oltre trenta in totale! Tra questi, il Giubileo dei comunicatori, il Giubileo degli artisti, il Giubileo delle forze armate, il Giubileo dei nonni e il Giubileo dei poveri e dei detenuti – tutto ciò affinché anche coloro che spesso vengono dimenticati dalla società possano sentirsi parte di questo importante evento spirituale. Si prevede che nel corso di quest’anno il numero di pellegrini che visiteranno la Città Santa supererà i 35 milioni.
Durante l’Anno Santo c’è la possibilità di ottenere l’indulgenza, cioè la remissione dei peccati. Qual è il significato di questa esperienza per l’uomo moderno? Sembra che già di per sé non siamo troppo zelanti nella nostra fede… Una persona dovrebbe in qualche modo ripensare la propria vita dopo aver ricevuto l’indulgenza?
L’indulgenza non è affatto un tentativo di «comprare» il favore di Dio, come alcune persone continuano a pensare a causa della propaganda anticlericale. L’indulgenza è la manifestazione visibile della misericordia di Dio, che non solo ci perdona i peccati nel sacramento della penitenza e della confessione, ma ci offre anche la guarigione dalle conseguenze del peccato, che otteniamo attraverso varie opere di devozione e misericordia legate alle indulgenze.
Durante l’Anno Giubilare, queste opportunità sono particolarmente varie: possono riceverle non solo coloro che partecipano personalmente agli eventi giubilari, ma anche coloro che vi si uniscono spiritualmente o a distanza, attraverso i mezzi di comunicazione, chi prende parte a esercizi spirituali o conferenze, chi compie opere di misericordia corporali e spirituali per i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno o in difficoltà – malati, detenuti, anziani soli, persone con disabilità.
Inoltre, sembra che per la prima volta in questo Anno Giubilare la Chiesa proponga, come possibilità per ottenere l’indulgenza, il «digiuno digitale», ovvero l’astensione per almeno un giorno da distrazioni inutili – sia reali che virtuali, come l’uso dei media o dei social network.
Per molte persone oggi questo è estremamente attuale. Durante il Giubileo delle Comunicazioni, nel mese di gennaio, Papa Francesco ha parlato, ad esempio, di una malattia moderna legata ai social media: il «scrolling», quando le persone passano in modo incontrollato da una pagina internet all’altra; per guarire da questa malattia, ha detto, servono educazione ai media, pensiero critico e un paziente discernimento.
Come viene celebrato l’Anno Giubilare in Russia?
Qui, in Russia, abbiamo deciso di mettere l’accento sul pellegrinaggio come aspetto fondamentale del Giubileo. E qui è accaduto, si potrebbe dire, un miracolo, perché Papa Francesco ci ha donato a Roma una copia dell’icona della Madonna «Salus Populi Romani». Papa Francesco ama molto questa immagine e prega sempre davanti ad essa prima di partire in pellegrinaggio per un altro paese, e siamo molto felici che proprio questa splendida icona ci accompagnerà nel nostro cammino. L’icona è già arrivata in Russia e ha iniziato il suo pellegrinaggio tra le parrocchie del nostro paese.
Inoltre, abbiamo organizzato due pellegrinaggi a Roma: uno si è appena concluso e l’altro si terrà in ottobre. Tuttavia, comprendiamo perfettamente che, nelle condizioni attuali, pochi fedeli potranno recarsi a Roma, quindi abbiamo in programma anche pellegrinaggi alle chiese giubilari all’interno della Russia. Nella nostra Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca ci sono sei di questi luoghi: la Cattedrale di Mosca, la Cattedrale dell’Assunzione e la Basilica di Santa Caterina a San Pietroburgo, il Santuario della Madonna di Fatima a Kaliningrad e le chiese parrocchiali di Orël e Perm'.
Spero sinceramente che questo Anno Giubilare ci aiuti a vivere un nuovo incontro con il Cristo risorto e a riscoprire la nostra vocazione e missione. E per i giovani che ancora non le hanno scoperte, possa essere un’occasione di gioioso stupore nel rendersi conto che Cristo li chiama e di determinazione nel camminare con coraggio lungo il cammino che scopriranno.
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