All’inizio di febbraio 2026, un raro ospite ha visitato Novosibirsk. Il ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori (Francescani) Massimo Fusarelli ha trascorso alcuni giorni nella capitale della Siberia e noi, naturalmente, abbiamo colto l’occasione per chiedere all’inviato del Vaticano come la Chiesa cattolica romana lavora con i giovani e quali valori trasmette alle nuove generazioni.
LT: Perché i giovani di oggi possono essere violenti?
MASSIMO FUSARELLI: La crudeltà che emerge anche in famiglie apparentemente benestanti rivela una crisi più profonda del semplice disagio economico. Viviamo in una cultura che spesso misura il successo in termini di possesso materiale, status e prestazione, mentre trascura la dimensione relazionale e spirituale
dell’esistenza. San Francesco ci ricorda che la vera ricchezza sta nella capacità di relazione autentica: con Dio, con gli altri, con il creato. Quando questa dimensione manca, possiamo avere tutto eppure sentirci profondamente vuoti. I giovani percepiscono questa contraddizione con particolare acutezza e reagiscono spesso in modo sbagliato, perché ancora non sanno orientarsi nella vita e spesso restano soli.
Famiglie e istituzioni educative rischiano di concentrarsi eccessivamente sul “fare” – sui risultati scolastici, sulle attività, sul futuro professionale – dimenticando l’“essere”: chi sono questi ragazzi? Quali sono i loro desideri profondi? Sanno di essere amati incondizionatamente?
L’indifferenza nasce spesso dove manca l’esperienza di essere visti, ascoltati, accolti nella propria unicità. Francesco ha trasformato la sua vita quando ha incontrato i lebbrosi: non come problema da risolvere, ma come persone da abbracciare. Questo sguardo che riconosce la dignità dell’altro è ciò che manca quando emerge la crudeltà.
È necessario limitare l’accesso ai social network?
Le misure di limitazione possono essere utili, ma non sufficienti. Come francescano, riconosco che ogni strumento può essere usato per il bene o per il male. Il problema non è la tecnologia in sé, ma come la usiamo.
I social network amplificano dinamiche già presenti: il bisogno di appartenenza, di riconoscimento, ma anche la competizione, il confronto costante, la superficialità. Proteggere i minori, e anche gli adulti, da un’esposizione prematura e incontrollata è sensato, ma deve accompagnarsi a un’educazione più profonda.
Dobbiamo aiutare i giovani a sviluppare un “alfabetismo digitale” che includa non solo competenze tecniche, ma anche discernimento critico, consapevolezza dei propri bisogni emotivi, capacità di distinguere tra connessione virtuale e relazione reale. Direi che è molto importante non restare soli in questo “oceano digitale”, ma dobbiamo riconoscere che l’individualismo della nostra epoca è acceso ed esaltato proprio in questi mezzi. L’educazione ha oggi un compito eccezionale.
Al posto di Internet…
Invece dei social network, possiamo offrire esperienze di vita comunitaria autentica. Nel carisma francescano, la fraternità non è solo un’idea ma una pratica quotidiana: vivere insieme, condividere, lavorare per qualcosa che ci supera. I giovani cercano significato, non intrattenimento. Cercano esperienze che li facciano sentire parte di qualcosa di più grande: progetti di servizio verso gli ultimi, cammini nella natura che riconnettano con il creato, laboratori artistici e musicali dove esprimersi creativamente, spazi di dialogo autentico dove essere ascoltati senza giudizio.
L’esperienza ci insegna che i giovani rispondono con entusiasmo quando vengono chiamati a dare, non solo a ricevere. Francesco mandava i suoi fratelli a vivere “tra la gente”, non separati dal mondo: questo resta un modello potente. Coinvolgere i giovani in azioni concrete di solidarietà, giustizia, cura del creato dà loro un senso di scopo che nessun algoritmo può offrire.
Il ruolo della Chiesa oggi?
La Chiesa cattolica e l’Ordine francescano affrontano una sfida importante: come essere voce credibile in un mondo che spesso ci percepisce come lontani o irrilevanti? Papa Francesco con la Fratelli Tutti ci ha ricordato che la fraternità universale non è un’opzione ma l’unica via per un futuro umano. Il nostro ruolo non può più essere quello di chi impartisce lezioni dall’alto, ma di chi cammina accanto. Francesco non costruì monasteri fortificati ma visse sulla strada, incontrando le persone nel loro quotidiano. Oggi questo significa essere presenti dove i giovani sono: non solo nelle chiese, ma nelle periferie esistenziali e geografiche, negli spazi digitali, nei luoghi e nei linguaggi spesso impenetrabili della cultura giovanile. La Chiesa deve offrire non tanto risposte preconfezionate quanto accompagnamento nel discernimento. I giovani hanno domande profonde sulla vita, sull’amore, sulla giustizia, sul senso: nostro compito è creare spazi dove queste domande possano essere esplorate con serietà e rispetto.![]()
Nuovi approcci al lavoro con i giovani?..
Nell’Ordine francescano sperimentiamo diversi approcci. Alcuni esempi concreti:
I genitori spesso mi chiedono consigli. Rispondo sempre: prima di tutto, amate i vostri figli per quello che sono, non per quello che vorreste fossero. Create momenti di vera presenza - spegnete i telefoni, ascoltate, condividete. E non abbiate paura di mostrare la vostra stessa ricerca, i vostri dubbi: l’autenticità crea legami più della perfezione.
San Francesco ci ha lasciato un’eredità preziosa: la scoperta che la vita acquista senso quando ci apriamo all’altro – Dio, il fratello, la sorella, la creatura. Questa resta la risposta più profonda alle sfide educative del nostro tempo: aiutare igiovani a passare dall’io al noi, dalla solitudine alla fraternità, dall’indifferenza alla compassione. Non è facile, ma è possibile. E ogni piccolo gesto di autentica relazione è un seme di speranza.
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La redazione di Leaders Today ringrazia il vescovo Joseph Werth, capo della Diocesi della Trasfigurazione della Chiesa cattolica romana, per l’aiuto nell’organizzazione dell’intervista.
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